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Domenica 13 Febbraio 2011 18:55

AMERICAN LIFE

Scritto da scrittore
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PER FESTEGGIARE IL SUO OTTAVO COMPLEANNO

E SAN VALENTINO, L'ASSOCIAZIONE CULTURALE CARENI L’ASSOCIAZIONE CULTURALE CARENI

PRESENTA:

 

AMERICAN LIFE (Away we go)

 

REGIA: Sam Mendes

SCENEGGIATURA: Dave Eggers, Vendela Vida

ATTORI: John Krasinski, Maya Rudolph, Maggie Gyllenhaal, Jeff Daniels, Carmen Ejogo, Jim Gaffigan …

FOTOGRAFIA: Ellen Kuras

MONTAGGIO: Sarah Flack

PRODUZIONE: Big Beach Films, Edward Saxon Productions (ESP), Neal Street Productions

DISTRIBUZIONE: BIM Distribuzione

PAESE: USA, Gran Bretagna 2009

GENERE: Commedia

durata: 98 min

 

RECENSIONI

Vieni via con Me(ndes)

Burt e Verona aspettano una bambina. Hanno poco più di trent’anni, fanno lavori strambi (lui assicura le assicurazioni, lei fa illustrazioni per lezioni e manuali di anatomia), vivono in una casa senza riscaldamento ma sono molto innamorati. Quando i genitori di Burt decidono di realizzare il loro sogno e andare a vivere in Belgio, i due – che si erano trasferiti in quella sperduta landa del Colorado proprio per stare vicino a loro – non hanno più motivo per restare. E partono. Per un viaggio che li porta a Phoenix, Tucson, Madison, Montreal e Miami. In ogni città faranno visita a famiglie di conoscenti, parenti e amici. Alla ricerca del modello “giusto” da imitare e di un posto in cui sentirsi a casa. (…)

Away we go è un film rapsodico, costruito a episodi. Ogni tappa del viaggio è uno sketch in cui i protagonisti si confrontano con il mondo dei cosiddetti “adulti”. Quelli che hanno già prole e case. Loro, che non sanno neppure dove vivere, sembrano ancora dei bambini (e pure abbandonati dai genitori: scappati quelli di Burt, morti quelli di Verona) un po’ pasticcioni. Ma molto carini. Il film non è compatto, non è un capolavoro, ma è aggraziato come i suoi protagonisti. Che capiscono quanto sia inutile cercare all’esterno un modello “prefabbricato” per l’esperienza più personale che esista (e che, alla fine, tutti sono impreparati ad affrontare).

Uscito negli Usa nel 2009, Away we go è stato per lo più stroncato dalla critica americana. La principale accusa? I personaggi sono privi di psicologia e il loro rapporto va bene perchè – in sostanza – sono due ebeti. Burt e Verona sembrerebbero invece due persone che non comunicano in maniera intellettualistica e non hanno grandi ambizioni o pretese se non quella di essere sereni. Il loro legame amoroso è fondato sull’empatia e sull’ironia (la prima scena, mentre lui le fa un cunnilingus, dice già tutto): perché due persone che comunicano a un livello epidermico dovrebbero essere deficienti?

Il pancione di Verona, esibito per tutto il film, ricorda un po’ quello di Frances McDormand in Fargo. Anche la poliziotta Marge era un personaggio “semplice” e i pochi tratti che raccontavano il suo rapporto con il marito non implicavano nulla di complesso. Verona è una donna diretta, decisa. Burt un ragazzone serafico. Si vogliono bene. Non è detto che se ne vorranno in eterno. E, per esempio, la scena in cui i due si scambiano promesse “per sempre” (ed entrambi continuano a chiedere all’altro di promettere qualcosa) fa pensare quanto quel “per sempre” sia difficile da portare a termine. Però, loro, di sicuro ci proveranno. Attenti alle musiche: anche se sembra, non canta Nick Drake (ma Alexi Murdoch).

(Di Elisa Battistini, Il fatto quotidiano)

 

Due cuori vagabondi

Una coppia et Midwest in attesa di un figlio decide di cercare casa. Un viaggio iniziatico scritto da Dave Eggers e Vendela Vida. Firmato Sam Mendes.

Non aveva fatto in tempo a finire "Revolutionary Road", il dramma coniugale ambientato negli anni '50, interpretato da sua moglie, Irate Winslet, e da Leonardo DiCaprio, che il regista inglese Sam Mendes, 45 anni compiuti, era al lavoro su un altro film, "Away We Go" (andiamocene), commedia, sempre coniugale, ori the road, scritta da Dave Eggers e Vendela Vida, coppia di scrittori di cult di San Francisco. « Mi sono impegnato a realizzare "Away We Go" più velocemente di qualsiasi altra cosa abbia mai fatto», dice il regista, Oscar per "American Beauty" nel 2000. Quella pellicola, entrata ormai nella storia del cinema, è stata in realtà il primo film di Mendes, dopo una lunga, fertile e straordinariamente fortunata carriera teatrale con la Royal Shakespeare Company (aveva appena 25 anni quando diresse "Troilo e Cressida" con Ralph Fiennes), con la Donmar Warehouse di Londra (di cui è tuttora direttore artistico) e con musical a Broadway come "Cabaret". Del nuovo film Mendes dice: «Per me è una sorta di sequel ideale di "Revolutionary Road": sono entrambe storie che raccontano una giovane coppia che vuole fuggire e cercare se stessa. Solo che in "Away We Go" i due ci riescono. Nel film ci sono allegria e ottimismo che mancavano in "Revolutionary Road"».

(…) Spiega perché ha deciso di fare questo film, nonostante le difficoltà a reperire i fondi. «Eggers e Vida, gli autori di questa storia, mi hanno dato la possibilità di raccontare, usando il registro comico, sentimenti come la speranza, l'attesa, la paura e l'emozione di un bimbo in arrivo. Burt e Verona si chiedono: cosa significa avere una famiglia in questi giorni? Sono domande che ci poniamo tutti».

Mendes è inglese, ma come pochi sa raccontare gli States. Dice di aver avuto da studente esperienze formative fortissime in America. Poi cita "Paris,Texas" di Wim Wenders: ,Un film che per me rimane un capolavoro assoluto. Un autore tedesco esplora la mitologia contemporanea americana, e trae incredibili suggestioni». Suggestioni che sembrano aver ispirato "Away We Go". Le immagini del film ricordano infatti una serie di cartoline postali e fanno da sfondo sempre a personaggi che esplorano se stessi. Ogni luogo visitato è contraddistinto da una diversa tonalità cromatica. «Il Colorado è oscuro, l'Arizona assolata, Montreal ha il colore del mattone e dei college, e Miami è pastello. Ho giocato coi colori e gli stili, che parlavo dei nostri sentimenti esattamente come le battute del dialogo», spiega Mendes. E poi c'è l'ottima recitazione dei protagonisti, all'altezza delle immagini dei luoghi. (…) Infine spiega la differenza tra cinema e teatro: al teatro è come un bagno caldo, mentre il film è come una doccia fredda. Al cinema non puoi sbagliare, e ti provoca una tensione che ti fa diventare matto. Comunque, conclude, «dal cinema la gente vuole storie trasparenti, leggibili, non necessariamente facili, ma chiare. E poi il cinema si rafforza nei tempi di recessione. È un piccolo lusso che la gente si può permettere». Da L’Espresso, 18 giugno 2009