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Sabato 09 Aprile 2011 17:24

L'OBBLIGO DI ANDARE A TORINO NEL 2011

Scritto da scrittore
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 Andare a Torino quest'anno è proprio un obbligo. La città, dove il 17 marzo 1861 venne proclamata la nascita del Regno d'Italia, in occasione dell'anniversario ha infatti dato il massimo di sé, predisponendo un cartellone di esposizioni veramente fuori dell'ordinario. Addirittura fin troppe, si potrebbe dire, sono le cose con cui Torino richiama a sé quest'anno. E tutte di altissimo livello qualitativo, nonché di forte suggestione. Ma andiamo con ordine.

 

L'ammiraglia di tutte le mostre italiane del 2011 è senz'altro quella che si svolge alla Venaria Reale (fino all'11 settembre) e che raccoglie la bellezza di 360 capolavori dell'arte italiana, arrivati dai maggiori musei nazionali e del mondo. E' veramente un'infilata di master-pièce, distribuite nelle serre a cura di Luca Ronconi, in modo che siano in comunicazione visiva con lo spazio esterno, quello dei giardini (una specifica visita la meriterebbero anche questi enormi giardini all'italiana, frutto di un filologico ripristino ambientale durato anni). La mostra nasce dall'idea che l'unità dell'Italia risale a prima dell'Unificazione e che è stata soprattutto la cultura a costruire i lineamenti di un percorso e di un linguaggio comuni. Da Giotto in poi esiste un'arte italiana, un'entità che caratterizza la Penisola rispetto ad altre regioni europee, un'entità che però si articola seconda una molteplicità di declinazioni, di interpretazioni, di sottolineature. Insomma, l'unità culturale è fatta di diversità regionali, di sottolineature che afferiscono alle specifiche condizioni di questa terra politicamente divisa e con diverse proiezioni. Per tal motivo, la mostra della Venaria si articola per nodi, per coagulazioni, attorno alle singole capitali pre-unitarie: Torino, Milano, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Roma, Palermo, Modena, Parma. Antonio Paolucci, coordinatore della mostra, ricorda: “Ogni capitale è significata da opere d'arte, da documenti e oggetti in certo senso identitari, in grado cioè di ricostruire il profilo storico e i termini dell'autorappresentazione”. E continua: “Qual era l'identità culturale delle capitali d'Italia al 1861, come i cittadini di Milano o di Napoli, di Firenze o di Palermo vedevano se stessi e come gli artisti li hanno nei secoli rappresentati. Questo è l'obiettivo della mostra”.

 

Un secondo appuntamento sono i due palazzi nei quali si sono riuniti rispettivamente il primo Parlamento e il primo Senato del nuovo regno: Palazzo Carignano e Palazzo Madama. Il primo riapre quest'anno i battenti dopo cinquant'anni di chiusura e a seguito di un minuzioso restauro. Il fastoso palazzo barocco rinasce sotto gli occhi stupiti dei visitatori che non si aspettano una tale magnificenza. Lo costruì a fine Seicento uno dei maggiori architetti barocchi, Guarino Guarini, su incarico di Emanuele Filiberto di Savoia Carignano e fu splendidamente affrescato, all'inizio del Settecento da Stefano Maria Legnani. Fu Carlo Alberto, quello della sfortunata prima Guerra d'Indipendenza, ad abbandonarlo, cosicché poté essere trasformato, nel 1848, nella sede del parlamento subalpino e, poi, del primo parlamento italiano. Ora è restituito al suo aspetto originario, quello che conosceva il principe Eugenio di Savoia, celeberrimo comandante delle truppe imperiali che qui abitava nell' ”appartamento di Mezzogiorno”.

A Palazzo Madama, invece, non ci porta un restauro, già avvenuto da tempo, quanto la ricostruzione della grande aula del Senato. Questo centrale palazzo, infatti, al primo piano, ospitò il più piccolo dei due consessi parlamentari istituiti con lo Statuto albertino nel 1848. La ricostruzione rimarrà visibile fino alla fine dell'anno.

 

Un terzo ghiotto appuntamento è quello ospitato presso le Officine Grandi Riparazioni (fino al 20 novembre). Qui, con la supervisione di Walter Barberis, viene raccontata la storia d'Italia negli ultimi 150 anni, attraverso la storia di singole persone. L'allestimento, multimediale e tecnologico, segue due percorsi principali: uno cronologico, basato sulle date cardine della storia italiana, e uno per temi (città, campagne, scuola, chiesa, emigrazione, prima e seconda guerra mondiale, partecipazione politica, mafie, fabbriche, consumi, trasporti, mass-media).

Questo percorso nel nostro tempo potrebbe essere completato, se ci si vuole proprio spendere fino all'ultima goccia, con una visita ai percorsi nella storia del cinema proposti al Museo del Cinema, alla Mole Antonelliana, e con una passeggiata nelle sale del rinnovato Museo dell'Automobile, che ha raddoppiato spazi e esemplari di quell'oggetto che tanti sogni ha ispirato agli italiani.

 

In conclusione, ce n'è per tutti i gusti, per tutti i palati. In questa nostra Italia, il cui governo ha deliberato finalmente l'istituzione della festa nazionale soltanto una manciata di giorni prima della ricorrenza, Torino è andata per la sua strada e s'è comportata come una signora elegante e intelligente, offrendo agli italiani una serie di occasioni per gioire ma anche per riflettere su di sé, la propria storia, la propria identità. E questo appunto dovrebbero essere le celebrazioni: un momento festoso, di gioia, e un'occasione per ragionare, per approfondire, per porsi delle domande e cercare delle risposte. Chapeau!