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Domenica 01 Maggio 2011 06:45

FARE GLI ITALIANI: SEMPLICEMENTE GENIALE

Scritto da Pierangelo Gobbato
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Fare gli Italiani - Torino, Officine Grandi Riparazioni, fino al 20 novembre

 

Desidero tornare su una mostra già accennata brevemente in una recente nota sulle novità torinesi del 2011. E lo faccio per il semplice motivo che si tratta di un evento geniale, assolutamente fuori dell'ordinario e, in quanto tale, meritevole di un approfondimento.

La mostra è “Fare gli italiani” ed è collocata nello spazio enorme e suggestivo delle Officine Grandi Riparazioni, in prossimità di Porta Susa. Sono enormi edifici industriali dove in altri tempi venivano riparati i treni e dove ancora aleggia l'odore dell'olio ed i muri sono anneriti di fumo. Il percorso si snoda attraverso grandi navate industriali, solenni e austere come una cattedrale, che sembrano conservare sotto le capriate il brusio, gli stridori, le voci di un tempo. Si cammina a livello del suolo oppure ci si alza e abbassa seguendo le passerelle volanti che conducono ai diversi centri di interesse. L'impressione è di trovarsi all'interno di un'opera d'arte da esplorare. L'esposizione vuole raccontare per suggestioni oltre che per informazioni la storia dell'Italia unita, dividendola in capitoli tematici: contadini, industrie, emigrazione, mafia, consumismo, Prima Guerra Mondiale, scuola, trasporti e via dicendo. Ogni tema è raccontato in modo diverso, con tecniche e strumentazioni le più moderne ed efficaci, ed ha al proprio centro una specie di installazione di forte impatto visivo, oltre che emotivo. Ad esempio, l'emigrazione è raccontata sotto un'enorme rete che pende dalle alte capriate, una di quelle reti che in altri tempi servivavano a caricare le stive delle navi; in essa sono ammassate delle vecchie valige, centinaia di vecchie valige, che quindi pendono sul capo del visitatore con la loro povera mole, indistinta e minacciosa.

Più in là ci si trova davanti ad una specie di riparo, di bunker fatto di sacchi di sabbia; avvicinandosi però si scopre che sui sacchi è stampigliata la dicitura: “Poste Italiane” e che essi sono riempiti di carta, forse vecchie lettere. Quando, chinandosi, si entra nel ricovero fatto da questi sacchi di lettere, un video ci racconta dei miliardi di missive spedite tra il fronte e le famiglie, risentiamo le voci delle madri dolenti, delle mogli che chiedono consiglio, dei soldatini che sperano finisca presto.

Un terzo esempio: la mafia. Per parlarne al di fuori di qualsiasi retorica, si sono allestite delle enormi scaffalature, alte fino al soffitto, tutte piene di un impressionante numero di faldoni ben allineati, su ognuno dei quali è scritto un nome e una data, senza alcun'altra indicazione: paesaggio veramente kafkiano. In mezzo a questi anonimi scaffali, su un banchetto sono appoggiati altri faldoni semi-aperti, disponibili ad essere presi in mano, come se qualcuno li avesse tolti per leggerli o consultarli. Questi portano i nomi di Falcone, Borsellino, Peppino Impastato, don Diana e di altri celebri morti per mafia. Allora improvvisamente si comprende che gli infiniti nomi allineati sugli scaffali altro non sono che quelli dei tanti piccoli e anonimi uomini fatti fuori dalla delinquenza organizzata e di essa ne percepiamo quasi fisicamente il peso ed il ruolo nella storia recente d'Italia.

Oltre a queste invenzioni che hanno una funzione chiaramente di suggestione emotiva e di focalizzazione dell'attenzione, ci sono le parole che spiegano (poche, parche, misurate, più da udire che da leggere), le foto scelte con cura, gli spezzoni di documentari, una godibilissima antologia cinematografica, gli allestimenti teatrali, la tecnologia mediatica più aggiornata e talora stupefacente. Il tutto è disposto nelle navate industriali senza alcuna rigidità, senza costringere ad un percorso, ma lasciando che sia il visitatore ad essere attratto ora da questo ed ora da quel centro di interessa, da quell'istallazione oppure da quell'altra, a decidere di fermarsi davanti allo schermo, tra De Sica e Mastroianni oppure a scivolare veloce accanto alla grande mappa della Penisola su cui si stanno illuminando le linee di comunicazione che progressivamente si sono aggiunte le une alle altre, costituendo infine una ragnatela che collega tutti gli angoli del Paese. Complessivamente, questa mostra storica è traboccante di inventiva, di genialità, della rara capacità di coniugare una comunicazione scientifica corretta e lo stupore, i dati obiettivi e la suggestione, l'informazione e l'emozione, la comprensione di un evento e l'ammirazione per come esso è stato raccontato.

Forse il mio resoconto non è distaccato, forse è troppo di parte, me ne rendo conto. Certo, è ben difficile trovare una mostra di questo livello e non solo in Italia. Meriterebbe di essere trasformata in un'esposizione permanente, visitabile anno dopo anno da tutti gli alunni delle scuole italiane. Se questo non avviene, si ha tempo fino al 20 novembre