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Martedì 01 Novembre 2011 19:24

HALLDOR LAXNESS - Il concerto dei pesci

Scritto da Pierangelo Gobbato
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“Il concerto dei pesci” di Halldor Laxness – premio Nobel per la letteratura nel 1955 – immerge non nelle profondità del mare o nelle trasparenze di un acquario, quanto nella vita di uno stato, una regione ai margini dell'Europa, l'Islanda nel corso del XX° secolo. La sua storia e la sua vita sono viste attraverso gli occhi di Alfgrimur, negli anni della sua formazione e poi del suo distacco dalla terra d'origine. Pubblicandolo nel 1957, l'ormai celebre Laxness volle ancora una volta sondare quel mistero che per lui è sempre stata la sua isola natale, nella sua povertà, nell'isolamento estremo, nell'esclusione dalle correnti della modernità, nella frequentazione assidua di miti e leggende, nei suoi uomini e donne che di questa strana terra conservano sempre il carattere dell' originalità.

Il piccolo Alfgrimur cresce nella casa di un vecchio a cui una madre, in fuga dal paese, ha lasciato il bambino al momento della nascita. Nella casupola di torba di Bjorn di Brekkukot la porta rimane sempre aperta per quanti vogliano fermarsi durante il viaggio che solitamente li porterà lontano, fuori dell'isola, magari in America. Il piccolo Alfgrimur cresce quindi tra l'affetto dei nonni acquisiti e la girandola di altri personaggi, spesso molto originali, che aggiungono sempre nuove tessere al suo mondo interiore. In questo romanzo islandese di formazione, Laxness accompagna il suo protagonista attraverso i turbamenti dell'adolescenza, il maturare dei sentimenti, l'incerto sbocciare della sua scelta di vita. Un'ombra però si allunga sulla piccola comunità, quella di Garoar Holm, l'unico islandese conosciuto nel mondo, un cantante che però non ha mai cantato nel proprio paese. La sua figura e la sua vicenda sono avvolte da un mistero che si infittisce sempre di più.

Intanto il mondo va cambiando anche per l'isola remota: dalla pesca all'urbanizzazione il XX° secolo non lascia indenne il piccolo e chiuso mondo di Bjorn di Brekkukot. Quale spazio ci può essere per un uomo come lui, ancorato ai valori antichi dell'ospitalità e della frugalità? Quale spazio per l'Islanda? La vicenda di Alfgrimur diventa, a mano a mano che si sfogliano le pagine, il pretesto per attraversare il secolo del grande cambiamento islandese, per osservare le trasformazioni e le permanenze. Il tutto senza un apparente progetto espositivo, senza la pretesa di insegnare la storia. Anzi, il lettore è continuamente attratto e ingannato dall'atmosfera leggendaria e dalle tante divagazioni che l'autore si diverte a intrecciare allo scheletro della sua storia. Come quei contastorie della tradizione orale che “non avevano mai fretta di concludere il racconto” e che, nello stesso tempo, si immedesimavano nella “grandezza del mondo nell'età eroica” di cui narravano le saghe.

 

“Il concerto dei pesci” di Halldor Laxness – premio Nobel per la letteratura nel 1955 – immerge non nelle profondità del mare o nelle trasparenze di un acquario, quanto nella vita di uno stato, una regione ai margini dell'Europa, l'Islanda nel corso del XX° secolo. La sua storia e la sua vita sono viste attraverso gli occhi di Alfgrimur, negli anni della sua formazione e poi del suo distacco dalla terra d'origine. Pubblicandolo nel 1957, l'ormai celebre Laxness volle ancora una volta sondare quel mistero che per lui è sempre stata la sua isola natale, nella sua povertà, nell'isolamento estremo, nell'esclusione dalle correnti della modernità, nella frequentazione assidua di miti e leggende, nei suoi uomini e donne che di questa strana terra conservano sempre il carattere dell' originalità.

Il piccolo Alfgrimur cresce nella casa di un vecchio a cui una madre, in fuga dal paese, ha lasciato il bambino al momento della nascita. Nella casupola di torba di Bjorn di Brekkukot la porta rimane sempre aperta per quanti vogliano fermarsi durante il viaggio che solitamente li porterà lontano, fuori dell'isola, magari in America. Il piccolo Alfgrimur cresce quindi tra l'affetto dei nonni acquisiti e la girandola di altri personaggi, spesso molto originali, che aggiungono sempre nuove tessere al suo mondo interiore. In questo romanzo islandese di formazione, Laxness accompagna il suo protagonista attraverso i turbamenti dell'adolescenza, il maturare dei sentimenti, l'incerto sbocciare della sua scelta di vita. Un'ombra però si allunga sulla piccola comunità, quella di Garoar Holm, l'unico islandese conosciuto nel mondo, un cantante che però non ha mai cantato nel proprio paese. La sua figura e la sua vicenda sono avvolte da un mistero che si infittisce sempre di più.

Intanto il mondo va cambiando anche per l'isola remota: dalla pesca all'urbanizzazione il XX° secolo non lascia indenne il piccolo e chiuso mondo di Bjorn di Brekkukot. Quale spazio ci può essere per un uomo come lui, ancorato ai valori antichi dell'ospitalità e della frugalità? Quale spazio per l'Islanda? La vicenda di Alfgrimur diventa, a mano a mano che si sfogliano le pagine, il pretesto per attraversare il secolo del grande cambiamento islandese, per osservare le trasformazioni e le permanenze. Il tutto senza un apparente progetto espositivo, senza la pretesa di insegnare la storia. Anzi, il lettore è continuamente attratto e ingannato dall'atmosfera leggendaria e dalle tante divagazioni che l'autore si diverte a intrecciare allo scheletro della sua storia. Come quei contastorie della tradizione orale che “non avevano mai fretta di concludere il racconto” e che, nello stesso tempo, si immedesimavano nella “grandezza del mondo nell'età eroica” di cui narravano le saghe.