LA LIBERTA' DI RIDERCI SU
Forse è la copertina: addossato ad un muro turchese e sotto il simbolo di uscita di sicurezza, appare un vecchio signore molto serio, rigido nella postura, la cravatta annodata con cura, ma che veste una tuta di soffice spugna rosa shocking, con un candelotto di dinamite infilato in un taschino. Forse è il titolo: “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” è insolitamente lungo e decisamente paradossale per l'accostamento di un'età avanzatissima e di un'attività decisamente atletica. Forse è anche il nome dell'autore: Jonas Jonasson sembra più un gioco di parole o un capriccio verbale che non un vero e proprio nome con cui ci si presenti o si firmi un libro. Fatto sta che il libro ci fa sorridere immediatamente, prima ancora di averlo aperto; immediatamente si colloca sul versante del comico. E in effetti la storia di Allan Karlsson non manca di deludere questa aspettativa, con un vecchio – Allan appunto – che fugge dall'ospizio il giorno del suo centesimo compleanno, ruba una valigia piena zeppa di soldi, fa amicizia con un vecchio malvivente da quattro soldi, fa fuori il pericoloso proprietario della valigia, si unisce ad altri improbabili personaggi dai principi morali molto elastici (tra cui un elefante: Sonya), semina la polizia e i giornalisti di mezza Svezia, ecc...
E paradossale è anche la ricostruzione del secolo di vita del protagonista che, senza fare nulla per volerlo, si intreccia e influenza la grande storia di tutto il Novecento: Franco, Truman, Stalin, Mao, De Gaulle, sono solo alcuni dei protagonisti della grande storia con cui Karlsson entra in confidenza, riuscendo a determinarne le decisioni. E' una ricostruzione comica della storia tragica di un secolo, dalla bomba atomica ai gulag, dalla Guerra civile spagnola, a quella di Corea, dal confronto tra Kuomingtang e comunisti nella Cina occupata dai Giapponesi, al maggio del '68 a Parigi. Nulla sembra salvarsi dalla furia iconoclasta di un libro che trasforma i grandi e dolorosi eventi di un secolo in una specie di gioco assurdo in cui si vince solo per caso.
Ecco, forse la chiave di lettura di questo divertente libro svedese è proprio il gioco, il divertito e divertente ribaltamento degli stereotipi dominanti sia nei romanzi polizieschi, sia nelle ricostruzioni degli eventi e dei protagonisti della storia.
Ma poi, a lettura avvenuta, ci si accorge che la furia iconoclasta della coppia Jonasson-Karlsson un segno in noi lettori l'ha lasciato, ci accorgiamo che il ribaltamento ha generato in noi il sospetto che la storia abbia moventi meno altamente nobili, che abbia fini meno ideali, che abbia alfieri meno straordinari, che insomma sia molto più banale, sciocca e banalmente crudele. Dallo scetticismo dell'autore nulla si salva dunque? Non direi. Si salvano il piacere di una bella bevuta in compagnia, il piacere dell'amicizia, quello dell'avventura, si salva l'idea della meravigliosa imprevedibilità della vita. E la libertà di poter prendere in giro quel che ci pare, tanto più se santificato dalla storia.