Home
Lunedì 26 Dicembre 2011 17:16

FRUTTERO E GRAMELLINI - La patria, bene o male

Scritto da Pierangelo Gobbato
Valuta questo articolo
(0 voti)
 

Sta finendo il 2011, il 150° anniversario dell'unificazione, un anno che per l'Italia è stato segnato da un lato dalla riscoperta di un diffuso sentimento nazionale e, dall'altro, dalla amara presa di coscienza che il nostro Paese sta attraversando una delle sue più gravi crisi, tra colpevoli disastri ambientali, malcostume dilagante nella classe dirigente, perdita di prestigio e credibilità internazionale, recessione economica, futuro incerto. Mentre alla televisione vanno in onda i soliti spettacoli di intrattenimento leggero, fatti di belle donne perennemente sorridenti, di lustrini scintillanti, battute idiote a raffica, campioni di calcio miliardari, storie zuccherose di amori al sole, thriller dove trionfa sempre il bene, …, lungo le strade la gente osserva se le commesse nei negozi siano sommerse dal lavoro come gli altri anni, se le file alle mense dei poveri siano più lunghe, se i TIR in circolazione siano diminuiti, e pensa alla propria precaria pensione, alla capacità di resistenza della propria fabbrica, alla possibilità che i figli riescano a trovare finalmente un posto di lavoro stabile e che gli permetta di guardare avanti. E' un finale d'anno nient'affatto sereno, quello che l'Italia sta vivendo in questo 2011, un finale quale non si conosceva almeno dalla fine della II^ Guerra Mondiale, un finale che induce a riflettere su come possa essere successo tutto questo, a guardarsi un po' alle spalle, nel passato, piuttosto che vivere sempre e soltanto in un presente di sicurezze.

Rileggere la storia è un'esigenza, un bisogno, che in parte si scontra con l'opposto desiderio di approfittare dello spirito natalizio per godersi il caldo degli affetti, la tranquillità della casa, l'illusione piacevole della bontà.

 

Per cercare di contemperare le due divergenti tensioni, mi permetto di consigliare un libro uscito in questo anno, in occasione del 150°. Si tratta di un testo leggero e pensoso, scritto a quattro mani da Carlo Fruttero e Massimo Gramellini, “La Patria, bene o male”. I due non sono degli storici di professione, ma hanno fatto dell'ironia intelligente e della acuta osservazione della realtà le chiavi della loro attività professionale, come giornalisti e scrittori. Essi hanno ripercorso la storia nazionale dividendola in 150 date, in altrettanti episodi o personaggi, distribuiti tra il fatidico e lontano 1861 e il recentissimo 2009 e che sono affrontati in brevi schede della lunghezza di un articolo di spalla, frizzante di verve e con una scrittura sempre agile, frammentata, spumeggiante.

La prima scheda è dedicata alla nascita, a quel 17 marzo del 1861 in cui il Parlamento di Torino, “con due voti contrari (leghisti precoci?)” ufficialmente dà il via al nuovo stato; ma è una creatura, questa, che non sembra appartenere a tutti i cittadini, tanto che appena l'1% ha partecipato alle elezioni di gennaio, visto che non possono farlo le donne, gli analfabeti, i poveri, gli evasori fiscali e che il papa ha proibito le urne ai fedeli. “Comunque sia, oggi è domenica e l'Italia è nata. Ha una madre possessiva, la Destra, e un padre severo, il Piemonte. Gli altri italiani devono imparare a sentirla figlia propria. Non sarà un'impresa facile, tanto è vero che dopo centocinquant'anni vi siamo ancora impegnati”.

L'ultima scheda, datata 25 aprile 2009, è intitolata “Da Onna a donna” e, prendendo spunto dal discorso tenuto in quel giorno dal Presidente del Consiglio nel paese simbolo del terremoto d'Abruzzo, cerca di individuare le ragioni del successo berlusconiano: “la forza del premier sta proprio nel suo essere in simbiosi con le viscere della nazione. Chiunque sia andato al potere prima di lui ha sempre cercato di cambiare gli italiani … Berlusconi invece esorta i connazionali ad andare fieri dei loro difetti: sono sintomi di 'libertà'. Ne dà egli stesso l'esempio con continue cadute di gusto”, fino a che “il dibattito politico emigra sotto le lenzuola”.

Tra queste due date, i due autori hanno scelto altri 148 episodi della nostra vita nazionale, ognuno dei quali costituisce il frammento di uno specchio nel quale si riflette la storia del nostro Paese. Vi sono ricordate battaglie, come quella disastrosa di Dogali nel 1887 (“Termopili d'Africa”), oppure opere letterarie, come Pinocchio (“Un pezzo di legno”), oppure delle manifestazioni, come quelle nazionaliste che spinsero l'Italia in guerra (“Il maggio radioso”), oppure degli spettacoli (“Sanremo, ah oh”), oppure degli eroi sportivi, come quelli del Grande Torino (“I campionissimi”), oppure una legge, come quella Merlin sulle case chiuse (“Un bel casino!”), oppure un'organizzazione criminale (“Cose Nostre”) e via dicendo. Ogni scheda informa e riflette, si scandalizza e sorride, racconta e denuncia. Il tutto è reso più accettabile dall'onnipresente velo di inglese ironia, di humour garbato e civile che, in tempi di satira troppo spesso greve e sboccata, è ancor più gradita.

E' un libro, quello di Fruttero e Gramellini, che si può tenere sul tavolo e aprire a caso, leggendo qua e là, a caso, come capita, oppure che si può divorare tutto d'un fiato. Comunque ci propone un'immagine insolita della nostra Italia e del materiale su cui fondare il nostro ripensamento di un passato comune.