La discesa agli inferi del commissario Maigret
Dagli schermi televisivi si riversa nelle nostre case, quotidianamente, una quantità strotosferica di gialli, nella quasi totalità di provenienza americana. Pare che le nostre giornate non possano concludersi se prima non abbiamo la nostra buona dose di omicidi efferati, brutalità impensate, perversioni violente e chi più ne ha più ne metta. Comunque, alla fine vince sempre il bene, l'equilibrio si ristabilisce, gli eroi sorridono soddisfatti e noi possiamo dormire cullati dalla certezza che guardiani forti e intelligenti vigilano sull'ordine del mondo. In questi polizieschi, le chiavi per la risoluzione di qualsiasi problema sono sempre le stesse: da un lato la scienza con le sue attrezzature tecnologicamente sempre più sofisticate, dall'altro un'efficienza fisica, fatta di prestanza atletica, capacità di tiro, abilità automobilistica.
Si tratta di un'impostazione radicalmente diversa da quella che George Simenon dette ai suoi gialli, scritti in un arco di tempo molto lungo (dal 1930 al 1972) imperniati sulla figura del commissario Maigret. Pur non disdegnando il lavoro della scientifica, questo commissario ci si presenta con l'aspetto di un piccolo borghese pensoso, attento a cogliere soprattutto i misteri della psiche umana, a penetrare negli strati profondi dell'essere, a cogliere le sfumature dell'animo che stanno alla base dei comportamenti devianti. Gli uomini per lui sono degli esseri che si portano appresso il loro demone, a cui non possono rifiutarsi e che li induce al male. Individuare questi demoni è per lui e per il lettore la strada da percorrere. E alla fine non c'è la fierezza per la propria abilità, né la sicurezza di aver ristabilito un equilibrio; anzi quasi sempre, la risoluzione del problema si accompagna all'ennesima amara conferma che non poteva essere altrimenti, che l'uomo, come la Luna, ha una faccia oscura e minacciosa, che il male si annida di necessità nel tessuto della vita. I suoi gialli non sono tranquillizzanti forse, ma ci danno la percezione della complessità dell'essere umano, della difficoltà di scernere il bene e il male, dell'impossibilità di giungere ad un mondo in cui regnino la luce e l' ordine e la giustizia. L'importante è cercare di comprenderlo questo oscuro mondo interiore, senza la pretesa di ergersi a paladini di un qualche ideale: “comprendere e non giudicare”, questo è il motto in cui Simenon condensò il suo approccio agli altri e che sta all'origine del suo protagonista più conosciuto. Comunque, anche nel momento in cui il caso è risolto, la comprensione per Maigret non è mai certa, rimane sempre un dubbio e la pensosità del commissario non viene rimossa: in fondo il mistero degli uomini non può essere illuminato mai totalmente, rimane sempre un'alea di incertezza, uno spazio insondato.
E' questo che inchioda il lettore alle storie di Simenon, non tanto l'ammirazione per la forza e l'efficienza tecnologica, quanto lo sforzo di togliere i veli che mascherano gli uomini, ad uno ad uno, fino a giungere nelle vicinanze delle loro verità profonde.
Ora un'iniziativa editoriale permette ai lettori italiani di leggere una parte significativa delle opere poliziesche di Simenon imperniate sulla figura del commissario Maigret. Il Sole 24 Ore pubblicherà, con cadenza settimanale, ben 40 storie del commissario di Bruxelles, ad un prezzo accessibile. E' una bella occasione non solo per rileggere – o avvicinarsi per la prima volta – a quello che ormai è uno dei classici della letteratura novecentesca tout court e non solo della giallistica, ma anche per ripensare alle complessità degli uomini, al torbido che essi si portano appresso. E' un'ottima occasione per spegnere lo schermo televisivo rigurgitante di favole grondanti sangue che hanno la veste del poliziesco, e per alimentare una piccola luce, il lanternino che ci aiuta a comprendere il buio o il mistero di noi stessi e degli altri.