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Domenica 15 Gennaio 2012 13:45

L'anno del drago a Ca' Pesaro - Museo d'arte orientale

Scritto da Pierangelo Gobbato
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Quando Leonardo Pesaro, procuratore di San Marco, alla metà del Seicento affidò a Baldassarre Longhena il progetto per il nuovo palazzo di famiglia sul Canal Grande, voleva certamente che potesse funzionare da adeguata immagine pubblica per quella che, negli ultimi due secoli, era stata una delle più facoltose ed influenti dinastie veneziane.E voleva che il suo palazzo divenisse uno dei più scenografici e belli della strada più bella del mondo. Però non sapeva che né lui, né il suo architetto ne avrebbero visto la conclusione: infatti il progetto longheniano fu così importante che i lavori si protrassero ben dentro il Settecento. Né tanto meno poteva supporre che Ca' Pesaro sarebbe diventata la sede per una importante collezione di arte orientale, in particolare giapponese del Periodo Edo, il Museo d'Arte Orientale di Venezia, ospitato al secondo piano dell'edificio.

 

Come si sia arrivati a questo esito è una storia lunga e complessa, degna di un romanzo, i cui protagonisti principali sono due aristocratici. La prima è Felicita Bevilacqua, che aveva sposato il generale La Masa, eroe e politico del Risorgimento italiano. La nobildonna che credevva nelle pubbliche istituzioni del nuovo stato che il marito aveva contribuito a costruire, nel suo testamento olografo lasciò il fastoso palazzo ereditato sul Canal Grande al Comune di Venezia, perché se ne servisse per la formazione e la promozione di giovani artisti. Il secondo protagonista è il principe Enrico di Borbone che tra il 1887 e il 1889 viaggiò con una sua nave attorno al mondo, dedicando particolare attenzione alle terre dell'Estremo Oriente. Al suo ritorno, la nave era carica di ben 30.000 oggetti d'arte che il principe aveva personalmente selezionato, soprattutto in Giappone, ma anche in Cina e Indocina. Anche lui, infatti, come molti altri europei di quel tempo, era particolarmente affascinato dall'arte dell'Estremo Oriente, la cui eleganza essenziale, la cui raffinatezza esotica sembravano tanto più attraenti per i dandy europei che stavano vivendo con disagio le trasformazioni molto concrete e “volgari” delle seconda rivoluzione industriale e della società di massa. La sua straordinaria collezione fu sistemata in un primo tempo nella propria dimora, a Palazzo Vendramin Calergi e, alla sua morte, fu affidata dalla consorte ad un antiquario austriaco che ne curasse la vendita, visto che lo Stato italiano, pur interessato, aveva ritenuto troppo esose le richieste avanzate dalla interessata vedova. Mentre le prime centinaia di pezzi prendevano la strada del collezionismo privato o finivano in musei stranieri, arrivò la Grande Guerra: le vendite si fermarono, l'Impero asburgico fu poi sconfitto e la raccolta divenne proprietà dello Stato Italiano in conto riparazione danni di guerra (uno dei pochi aspetti positivi di una guerra nefasta). Grazie ad un accordo tra Stato Italiano e Comune di Venezia, i circa 16.000 pezzi della collezione dal 1928 finirono appunto a Ca' Pesaro ed oggi costituiscono una variante originale e straniante in una visita alla città lagunare che non voglia ripercorrere già battuti itinerari.

 

Vi si troveranno armature colorate, lucide lacche, kimono arabescati, armi da parata, chine e acquarelli, una minuscola portantina dorata per giovani signore, porcellane smaglianti, separès dipinti e brillanti, un enorme drago di bronzo, alto più di 3 metri, scolpito con una raffinatezza estrema in tutti i più minuti particolari. E, a proposito di draghi, secondo il calendario cinese il 2012 è appunto l'anno del drago, un'immagine simbolica fortemente ricorrente in molti degli oggetti conservati nel museo e portatrice di un significato complesso che fondamentalmente si può sintetizzare in un' "antitesi complementare": infatti, rinvia da un lato al mito della rinascita, della fecondità, del rifiorire della natura ed è quindi un segno augurale positivo; dall'altro però il drago ricorda anche la forza, la spietatezza, la severità nel colpire i nemici, e quindi è un segno che speso si associa al potere del principe o della legge. Un'immagine quindi che possiede un significato ben diverso da quello che ha nella nostra cultura, in cui il drago è generalmente portatore di male. D'altra parte tutta l'arte orientale si muove in un orizzonte di significati ben lontano da quello in cui ci muoviamo abitualmente e, quindi, la visita al Museo d'Arte Orientale può tanto più essere apprezzata se fatta con l'ausilio di una guida. Magari approfittando dell'opportunità di una guida gratuita, con personale esperto, che il museo stesso “regala” per una serie numerosa di domeniche nel corso dell'anno (le date si trovano in internet). E' veramente una modalità intelligente per avvicinare ai nostri musei e un'occasione ghiotta per una conoscenza non puramente superficiale.