
Capire e far conoscere la situazione odierna e la storia dell'Istria, complesse ma comprensibili purchè non viziate da visioni di parte, è difficile proprio per la natura del problema, ma importante, perché di estrema attualità.
In quella regione per centinaia d'anni sono pacificamente convissute accanto e insieme, sotto governi e stati spesso diversi, tre etnie principali: l'italiana, la croata e la slovena. Molto vicine per abitudini, carattere e spirito, ma anche dissimili per taluni aspetti, in primis e per esempio quello linguistico, peraltro notoriamente flessibile e mutabile nel tempo e nello spazio.
In parecchi istriani che vivono là o altrove, a qualsiasi etnia appartengano, come in tanti altri uomini, ma non in tutti logicamente, si manifestano anche oggi dubbi sulla possibile convivenza fattuale delle genti di confine (e non solo di queste) e si prospettano ancora tentativi di predominanza di un gruppo etnico su altri. Ma basterebbe, almeno da parte dei più direttamente interessati, un'informazione storica revisionista nel senso migliore del termine, per rendersi conto di quanto è avvenuto nei secoli in quella regione e quindi accettare la realtà e viverla nel modo più democratico, libero e giusto possibile.
Pensiamo al secolo scorso. Fino al 1918 gli istriani (italiani, sloveni e croati) sono convissuti senza far parte dello stato italiano, nato nel 1861 ma non comprendente Trentino e Istria, né dello stato jugoslavo, per il semplice fatto che questo non esisteva. In quella terra in effetti si sono avvicendati, tra gli altri, l'impero Romano, la repubblica Veneta, l'impero Austro-Ungarico ma mai uno stato italiano o jugoslavo; la cultura e la lingua italiane si sono formate dopo la fine del mondo latino come, prevalentemente nel contado, dal VI-VII secolo d.C. si sono diffuse quella slovena e croata, a seguito delle invasioni barbariche.
Dal 1943 in poi da quelle terre se ne sono dovuti andare migliaia di italiani, istriani e non ( ma anche non pochi sloveni e croati antititini, che volevano evitare la dittatura comunista), costretti da Tito che voleva così giustificare il diritto di sloveni e croati di predominare in Istria. Dove, due decenni prima, alla fine dell'impero asburgico, si era instaurata la monarchia italiana, con la medesima idea, quella di far prevalere un elemento etnico, in questo caso l' italiano, rappresentato per di più dalla dittatura fascista, che ha cercato coscientemente di annullare le altre nazionalità.
Dopo il 1945 e per cinquant'anni circa, in quelle terre, a sostituire gli italiani cacciati e a convivere con gli slavi autoctoni, ed è quindi difficile oggi non considerarli istriani, sono arrivati migliaia di serbi, montenegrini e bosniaci, cristiani ortodossi e mussulmani. Si è messo quindi in crisi un forte elemento di identità, il comune sentire religioso degli istriani cattolici, anche se, per esempio, la messa, almeno nei periodi di non aperto scontro fra nazionalismi sotto l'Austria, era celebrata sia in italiano che in croato, a seconda del prevalere in una zona di una o dell'altra etnia.
La stessa difficoltà è evidente oggi anche qui, in Veneto, dove in questi ultimi anni sono arrivati migliaia di emigranti, cristiani cattolici e ortodossi, più o meno laici, mussulmani fondamentalisti e laici, atei, agnostici e via dicendo, per desiderio di migliorare la vita, per evitare le guerre e le dittature. Molto spesso richiesti per mancanza di lavoratori, sia perché i veneti per anni non hanno fatto figli a sufficienza sia perché molti giovani veneti mal si adattano a certi mestieri.
Questi emigranti, che in gran parte rispettano la legge italiana, ma spesso non i costumi italiani (e perché dovrebbero dimenticare la loro etnia, se anche noi cerchiamo di conservare e valorizzare la nostra?), vivono fianco a fianco dei veneti, lavorando nelle stesse fabbriche, spendendo negli stessi negozi, frequentando le stesse scuole e ospedali.
Eppure se ne ha spesso paura, e loro di noi, spesso li si disprezza o li si guarda con sospetto, e loro nei nostri confronti, seguendo quasi sempre solo l' istinto, che giustamente, quando non conosce qualcosa, si fa scudo con il pregiudizio.
Molti di noi dimenticano di essere stati un popolo di emigranti e come tanti stranieri ignorano, o vogliono ignorare, che ciascun popolo e ciascuna civiltà nascono da elementi di origine la più diversa: in realtà molti veneti e molti mussulmani si sono trasferiti lungo i secoli in vari stati del mondo accettando le leggi e perfino i costumi degli altri.
Esistono coloro che vogliono prevalere sugli altri o sfruttarli e cercano di convincerci che si può sopravvivere solo con la forza e senza adattarsi alla convivenza.
Penso che la storia li contraddirà, perché le trasmigrazioni di popoli sono impossibili da fermare e ci sono nel mondo esempi di enormi difficoltà di convivenza che hanno trovato una soluzione pacifica. Basti pensare a quello che è successo in Sudafrica nelle ultime decine d'anni, per cui oggi la convivenza tra neri ex-dominati e bianchi ex-dominatori è un fatto concreto, anche se non scontato. O negli Stati Uniti, dove ormai molti neri, a qualsiasi religione appartengano, sono nelle stanze dei bottoni e dove la lingua spagnola sta per raggiungere la diffusione di quella inglese. O in Brasile, dove da secoli la mescolanza delle razze è tale per cui, dal punto di vista antropologico e sociale, non c'è differenza tra cittadini di colori e tratti o di religione diversi.
Ecco perché la conoscenza reciproca approfondita e la accettazione e la convivenza democratica tra istriani italiani, sloveni e croati, ovunque si trovino, è importante, non solo per far sopravvivere le lingue e le culture istriane, ma anche come esempio di soluzione di una situazione molto simile che, con la globalizzazione, si sta creando oggi nel Veneto, in Italia e in quasi tutti gli stati.
Angelo Picot - Profugo istriano in tenera età, dopo la laurea in lettere, ha per lunghi anni insegnato e poi diretto una scuola media. Si interessa da anni di educazione permanente.